Monserrato
Il Dizionario di Angius e Casalis descrive il villaggio di Paùli Pirri, oggi Monserrato; ne riportiamo un ampio stralcio perché vi si notano elementi di continuità con le attività economiche attuali, specie quelle legate al mondo del vino:
«Villaggio della Sardegna nella provincia e prefettura di Cagliari, compreso nel mandamento di Selargius, e nell’antica curatoria del Campidano di Cagliari [...] Siede sulla sponda settentrionale della palude, da cui prese il nome, in un piano assai dimesso, come gli altri paesi, che sono prossimi a questo e al maggior bacino della stagno di Quarto, in esposizione a tutti i venti, ma principalmente a’ siroccali e australi, sopra un suolo umido in un’atmosfera vaporosissima, soventi nebulosa e ardentissima nell’estate. [...]
Occupazioni comuni delle donne. Nelle case agiate trovasi qualche telajo, dove oprasi sopra il lino, nelle altre manca questa macchina, e filasi lo sparto per le tonnare, e le donne della classe inferiore vanno alla città per vendervi della farina, che serve per le paste. Il vitto è poco diverso nell’alta e bassa classe. Avanti uscire al lavoro di buon mattino prendono a prima refezione ciò che amano o possono avere, carne arrosto, o fegato o testa di bue, busecchio di montone o di agnello, e bevono buon vino; tra l’opera mangian pane e formaggio, e bevon vinello; di notte non manca mai la minestra o di paste o di legumi, e qualche altra pietanza secondo la fortuna. Ne’ dì festivi si fa gran consumo di carne, e nelle feste più solenni si aggiungono altre vivande.
Agricoltura. I terreni per la coltura de’ cereali sono veramente ristretti, sì che i paulesi devono, per occuparsi e aver qualche frutto, affittare le terre, che hanno di più di proprietari di Selargius, Sestu, Serdiana, del Maso e Assemini, e dare un prezzo maggiore che sia ragione, quale si domanda da quelli, che in vista del loro bisogno vogliono giudaizzare.
La vidazzone, che hanno nel proprio territorio è quella del salto di s. Lorenzo, che è un’area di circa 700 starelli, divisa in piccole frazioni e appartenente a diversi proprietari, fra’ quali sono in maggior numero i signori cagliaritani, che seminano a conto proprio, o danno in affitto.
Questo salto, nel quale trovasi una palude, che potrebbe asciugarsi dando sfogo all’acque per un canale verso il grande stagno di Cagliari, era pertinenza d’un antico villaggio già da gran tempo distrutto, che dicevasi Sisali, e che può indicarsi presso la chiesa di s. Lorenzo, le cui vestigia sono ben visibili, quali sono parimente le fondamenta delle abitazioni. Quando era ancora in piè questa cappella festeggiavasi al titolare addì 10 agosto, e vi confluiva gran popolo, e si correva il palio. Nella vigilia vi si trasferiva da Pauli il simulacro in modo solenne, tra una moltitudine di peregrinanti del paese e stranieri, i quali si sollazzavano, faceano gli atti di religione, e di nuovo accompagnavano la sacra effigie, mentre si riportava nella chiesa.
I terreni del salto di S. Lorenzo, che si conoscono più fertili, sono li concimati; ma questi pure, se il cielo non sia benigno spargendovi sopra frequenti pioggie nella primavera, poco producono. Per lo contrario i terreni, che coltivansi ne’ salti di Serdiana senza alcun concime, sono più fecondi. È pure la fertilità de’ chiusi, che sono presso al paese, d’un’area complessiva di circa 300 starelli, i quali però si concimano, perchè sono lavorati tutti gli anni e seminati a grano o ad orzo. L’orzo in gran parte tagliasi verde per foraggio, e soventi, se la stagione favorisca, dopo il secondo taglio mietesi spigato.
Sono impiegati nel servigio agrario cento sessanta gioghi. La dotazione del monte di soccorso è fissata del fondo granatico di starelli 1000, e del fondo nummario di l. s. 2500; ma quando io prendea le mie note il fondo granatico ascendeva a starelli 1694, ed il nummario a l. s. 856. 5. 0. Il magazzino del monte era infestato dal gorgoglione non ostante tutta la cura degli amministratori per eliminarne il maligno insetto. I paulesi sogliono annualmente seminare starelli di grano 1600, d’orzo 2000, di fave 1000, e poi niente di lino, e pochissimo di legumi. L’ordinaria produzione del grano è al 10, dell’orzo al 14, delle fave al 7, perchè patiscono molto dai venti, che sogliono dominare. Il lucro, che il colono ha da questi prodotti, dopo la sottrazione di tutti i diritti che deve corrispondere, è tenuissimo e appena compensa le fatiche e paga le sue giornate. [...]
Vigne. Hanno esse non meno di 17 mila ordini, le più aperte e solo separate per alcune strisce di terra arativa, che dal colle di Cagliari veggonsi a uno sguardo non disgiunte le une dalle altre in una estensione di circa 600 starelli di terreno. Le viti che si coltivano sono il galoppo, nuragus, semidano, moscatello, bovali, la monica, malvasia e vernaccia. I vini sono tutti di pregio. I più stimati sono i fini e gentili, il moscato, la malvasia e la vernaccia. Nella vendemmia non si riempiono meno di botti 1600, che potranno contenere circa 256,000 quartare, cioè litri 1,280,000. Così ponendo per media che le botti contengan quartare 160: perché se pongasi, che le medesime abbian la capacità di quartare 250, allora le quartare della totale vendemmia sarebbero 400,000, e i litri 2,000,000. Della detta quantità di mosto si bolle intorno a 3000 quartare per far la sapa, della quale si servono per vari usi, e per quel pane dolce che dicon pan di sapa, soventi usato nelle feste nelle famiglie, e portato in vendita anche a Cagliari. Molti obbligandosi a qualche santo promettono dei pani di sapa, i quali sono offerti al medesimo nel giorno della festa, e appesi nella loro figura di cerchio alle braccia della barella, su cui portasi l’effigie del santo. Alcuni devoti li fanno così grandi, che talvolta quattro pesano due cantare.
Un grappolo d’uva, uno dei simboli di Monserrato
Del frutto di certe viti che non è buono per mosto, si fanno uve passe per provvista della famiglia e per averne lucro. Il galoppo e il moscatellone sono quelle che danno migliori uve passe, che sarebbero ancora più pregievoli, se si facessero con più intelligenza. L’orticoltura è esercitata da pochi e sopra poche specie, principalmente sopra i cavoli e i pomidori. Grandissima come altrove è la copia de’ frutti della seconda specie. Le donne ne fan profitto dividendoli per metà, salandoli, diseccandoli, e poi conservandoli ben pigiati, per venderli a poco a poco nella città, essendo il sugo de’ medesimi assai grato ne’ maccheroni, che tanto piacciono nella media e bassa classe. [...]
Le donne educano gran quantità di pollame, principalmente galline, onde hanno lucro vendendo le uova e i pollastri. Commercio. Il superfluo che hanno i paulesi per mettere in commercio è il vino, quindi il grano e l’orzo, se il raccolto sia buono, onde ottengono una somma soventi considerevole. Sono nel paese sette negozianti di vino, e un numero maggiore di persone che viaggiano e fanno traffico, comprando in una parte e vendendo in un’altra, dove sieno richieste di quell’articolo particolare. Nessuno di questi ha fatto fortuna fin qui. Il principal commercio si fa con la capitale» (Casalis Angius 1833-56: 1253 e segg).
Fondato in epoca romana, si chiamò prima Patula o Pauli, o ancora Paduli Palma, poi Paùli Monserrato in onore della Madonna di Monserrato di cultura catalana, infine Monserrato dal 1881 con decreto reale. L’etimologia di Paùli Pirri deriverebbe dal fatto che la zona circostante era acquitrinosa, paludosa, secondo altri, come Vincis il nome Patula rimanda ad un’etimologia che significa invece “ampio, largo”; lo storico Vitale fa derivare il nome del paese dalla nobile famiglia dei Paulli, che l’avrebbero fondato (Vincis 1989: 9).
Lo stemma ben rappresenta il patrimonio del Comune: all’interno dello scudo sannita inquartato, si trova nel primo riquadro a sinistra un moro bendato, nel secondo riquadro a destra la chiesa di Sant’Ambrogio, nel terzo riquadro a sinistra un mazzo di spighe di grano ed infine, nel quarto riquadro a destra un grappolo d’uva con i pampini.
Popolazione al 2001: 20.829 abitanti. Monserrato confina con Selargius, Quartu Sant’Elena, Quartucciu, Sestu e Cagliari. Il Comune di Monserrato è gemellato con le città di Saint Luis (Senegal) e Qabatia (provincia di Jenin, Palestina). In macchina vi si arriva percorrendo la statale 554 se provenienti dai paesi alle spalle di Cagliari come Elmas, Assemini, o ancora in direzione opposta per le cittadine come Selargius, Quartu e via discorrendo; o dalla statale 387 provenendo da Dolianova; o ancora provenendo dal mare si può percorrere un tratto della statale 131 dir (o Asse mediano) passando da Pirri e da Via Italia.
L’attività economica è rappresentata al giorno d’oggi soprattutto dall’imprenditoria che vi si è sviluppata nel corso degli ultimi decenni nel campo dell’edilizia e dei materiali per l’edilizia, nel settore alimentare e in altre piccole attività, come la meccanica e la fabbricazione dei mobili. L’agricoltura, un tempo attività principale, come abbiamo letto nel Dizionario di Casalis e Angius, ha un ruolo secondario anche se si esclude la viticoltura che alimenta ancora le numerose Cantine della cittadina e l’orticoltura specializzata; è poco praticato l’allevamento del bestiame bovino e ovino. È altresì abbastanza sviluppata la rete di distribuzione commerciale, favorita anche dalla vicinanza di Cagliari; esistono inoltre scuole di ogni ordine e grado, dalla scuola dell’infanzia sino alla scuola secondaria di secondo grado che attraggono studenti da numerosi comuni limitrofi e vicini.
La città ha conosciuto uno sviluppo urbano notevole; accanto al centro storico con le sue case campidanesi ed i suoi edifici liberty, come la famosa casa Foddis, con i suoi balconcini in ferro battuto e elementi decorativi in stile sulla facciata, sorgono interi quartieri di recente costruzioni; a parte le nuove strutture abitative è da menzionare la Cittadella Universitaria di Monserrato, sede delle maggiori facoltà scientifiche dell’Università di Cagliari, ed il Policlinico. L’imponente ponte, in costruzione, consentirà di alleggerire il traffico in entrata e in uscita dalla cittadina verso il centro universitario, scavalcando la statale 554 e consentendo un legame più stretto col territorio sestese.
Spigolando qua e là il saggio di Mario Vincis, Uno sguardo al passato si evincono molte notizie interessanti su Monserrato:
«La chiesetta di S. Maria Paulis è compresa sin dal 1089 nell’elenco delle chiese dipendenti dal Priorato di San Saturno nel Giudicato di Cagliari, dove si insediarono i benedettini di San Vittore.
Le case sono da tempi immemorabili fatti della materia più comune nel Campidano di Cagliari, il fango, in secundis si trovano delle pietre silicee nei greti dei fiumi torrentizi, o il tufo del colle di San Michele e infine su mattemasoni, pietra usata per le fondazioni onde sostenere il peso delle parti sovrastanti ad esse» (cfr. 1989:14).
Nei sottotetti delle lolle venivano appese frutta (uva) e verdura (pomodori) appassiti, per essere consumati nel corso dell’anno (ibidem).
Su portali era la via d’accesso a sa lolla interna, che serviva come andito e dava accesso alle stanze da letto e a quelle riservate per ricevere ospiti sulle quali stava il granaio. Nel cortile dove si teneva un tempo il bestiame ora si coltivano fiori e oggetti cari della memoria, ma anche qualche pianta di agrumi. Dietro casa l’orticello dove si coltivavano prezzemolo, aglio, cipolla. Il forno per la cottura del pane si trovava in una loggetta del cortile, poggiava su di una base quadrata di mattoni crudi dell’altezza di un metro circa, aveva una forma rotonda a volta. La cantina, su magasinu, dove si conservava e si lavorava il vino, era situato generalmente in fondo alla casa, fornito di botti di castagno o di rovere, di torchio a mano, sa prenza, o elettrico, di pompa per i travasi, di tini grandi e piccoli. I cereali venivano conservato nel solaio, su stauli, fra il tetto e il tavolato che era soffitto delle stanze a piano terra. Il pollaio era sistemato vicino alla cucina. Nel cortile c’era anche il pozzo, sa funtana, e l’abbeveratoio per il bestiame, su lacu.
Nelle abitazioni dei viticoltori venivano fabbricate delle vasche che, riempite con l’acqua salmastra di questi pozzi, servivano per mettere a rammollire i cerchi di legno che i bottari buttaius paulesi, esperti un tempo in questa forma di attività artigianale, oggi del tutto scomparsa, usavano per la costruzione delle botti destinate a contenere vino (1989 pp. 17).
Casa campidanese nel centro storico di Monserrato con la tipica palma ad indicare rivendita di vino prodotto a livello familiare e artigianale.
Il primo documento in cui si parla della Madonna di Montserrat è del 1721 (un Pregone del Vicerè del tempo) (cfr.Vincis 1989: 20) ma sicuramente il culto di questa Madonna, molto cara ai Catalani, è dovuto ai secoli di dominazione aragonese e spagnola; la Madonna di Montserrat infatti è oggetto di culto anche in altre chiese isolane, come ad esempio a Burcei.
I festeggiamenti di N.S. di Monserrato richiamano molte persone, anche dai paesi vicini, tra il 8-9 e 10; si correva il palio, si assisteva ai fuochi d’artificio, alle gare poetiche dialettali, ai concerti musicali della banda locale e anche al rito di su pinnioni (l’albero di cuccagna) che consisteva nel fissare a terra un palo liscio cosparso di sapone, alla cui sommità appese ad un cerchio stavano varie prelibatezze enoculinarie, come una bottiglia di vino, u coniglio, una gallina, un salsicciotto, un pacchetto di dolci ma anche un sacchettino con denaro.
Prima della seconda guerra mondiale per questa bella ricorrenza diversi fruttivendoli dove si svolgeva la festa, ammucchiavano le rinomate pesche settembrine, molto profumate e gustose, che venivano chiamate dalle nostra popolazione pressiu de nostra Signora.
Durante la processione del simulacro della vergine si cantavano i goccius (dallo spagnolo gozos, dal catalano goig) dedicati alla Madonna:
«Goccius in onori de nuestra Senora de Montserrat
Donu de Deus operatu
De Xelu e Terra allegria
Assistinosì Maria
Reina de Monserrau» (Vincis 1989: 36).
Vincis nel suo volume descrive dettagliatamente diverse specialità gastronomiche locali, come i prodotti carnevalizi (zipulas, bugnolus, culirgionis di vari tipi a pag.164) tra tutte spicca il pan pepato di Pauli, a cui dedica un capitolo, raccontando di come lo storico Giuseppe Manno, a cui a Cagliari è dedicata una delle vie più caratteristiche del centro storico, da ragazzo fuggì per una notte dal Collegio dei nobili di Selargius, dove studiava, per i “gustosissimi pan pepati che là si fabbricano (noi li chiamiamo pan di sapa)”; con i compagni evase e bussò all’uscio del migliore fabbricante di pan pepati di Pauli: “un lumicino, un canestro e dodici bocche affamate intorno che lo sparecchiano in breve, ecco tutto il nostro corpo del delitto”. Queste parole furono stampate ne Il giornale diun collegiale e Vincis riporta tutto il divertente e rocambolesco episodio (1989: pp. 112-114).
Accennando all’urbanistica della cittadina nel nucleo storico (Via Zuddas) di Monserrato, comune contiguo alla città di Cagliari, si possono ammirare alcune tipiche case campidanesi edificate con i ladiri (mattoni crudi di paglia e fango, seccati al sole, caratteristici di diverse culture di tutto il mondo, oggi apprezzati dai cultori della bioedilizia) e dotate di imponenti portali in legno intagliato; i cortili interni di queste antiche residenze sono spesso abbelliti da ampi loggiati, ornati di fiori e piante (sa lolla).
Nel centro storico del paese si trova la Chiesa gotico-catalana di S. Ambrogio (XV sec.), patrono della cittadina, si festeggia il 7 dicembre. L’altare maggiore, in legno dorato e marmi policromi è del 1705; il bassorilievo dell’altare, scolpito dall’artista monserratino Gianni Argiolas, raffigura scene di vita rurale e simboli cristiani. La fonte battesimale (II metà XV sec.) è presumibilmente opera di artisti catalani provenienti dalla città spagnola di Gerona.
La chiesetta campestre settecentesca di San Lorenzo, sita in territorio di Cagliari, appartiene però culturalmente alla tradizione monserratina. Viene allestita ogni agosto in occasione delle celebrazioni del Santo, di cui ospita per alcuni giorni cocchio e statua.
Della Chiesa di S. Maria de Paùli e della Vergine di Montserrat, si ha notizia dal XII secolo. Con l’avvento degli Aragonesi (1323) il culto della Vergine di Montserrat arrivò anche in Sardegna e molte delle Chiese dedicate a Santa Maria vennero chiamate anche con questo nome.
Da ricordare anche la recente (1954-55) Chiesa parrocchiale del SS. Redentore: È costituita da una sola grande navata. Particolare la torre campanaria che svetta alta a fianco della chiesa per un’altezza di ventisei metri.
Il Museo delle Ferrovie, inaugurato nel 1997, sorge alla periferia della cittadina e conta su di uno spazio espositivo di 1.000 mq; espone anche carrozze d’epoca e locomotive a vapore. L’allestimento include anche foto storiche e quelle scattate lungo gli scorci più affascinanti delle linee ferroviarie sarde, illustrate anche tramite plastici e diorami, le antiche strumentazioni, gli arredi e gli oggetti in uso nelle stazioni.
Lungo la strada per Sestu (S.S. 554), in territorio di Monserrato, è sorta negli ultimi anni la Cittadella Universitaria, che ospita anche un Policlinico e due dei tre Musei cittadini.
Presso la Cittadella Universitaria sono visitabili il Museo Sardo di Antropologia ed Etnografia e la Collezione di Fisica. Il primo, sorto nel 1953, dal 1993 facente parte del centro C.I.M.A.S. dell’ateneo cagliaritano, espone un’ampia rassegna di oggetti del folklore isolano, di reperti protosardi e nuragici e una ricca e suggestiva collezione di ex voto. L’altro istituto museale custodisce gli strumenti (più di 400) utilizzati a partire dall’istituzione del Gabinetto di Fisica della Regia Università di Cagliari (1764).
Per quel che concerne i prodotti enogastronomici locali Monserrato ha antica tradizione vitivinicola; le uve dei piccoli produttori locali vengono attualmente vinificate dal maggiore impianto locale, la Cantina Sociale di Monserrato; sorta nel 1924 vanta una lunghissima tradizione e dei numeri impressionanti di produzione, produce oltre 70.000 quintali di uva ogni anno, posizionandosi seconda in Sardegna dopo la cantina di Dolianova; ha 600 ettari di vigneto nel Campidano coltivati da 300 soci; tra i vini D.O.C. prodotti il classico Nuragus, Monica, Cannonau, Vermentino e il Moscato, che è il fiore all’occhiello della cantina.
Tra i dolci tipici, di molteplici forme e ingredienti, si ricordano almeno quelli che utilizzano mosto cotto e uva passa, gustabili anche nell’annuale “Sagra della Vendemmia” (Sa fest’e sa binnenna), che ha luogo la prima quindicina di ottobre di ogni anno.
Le impressioni del celebre geografo francese Maurice Le Lannou sui vini campidanesi erano particolari, sosteneva che i vitigni sardi erano ottimi ma che i contadini fossero dei pessimi vinificatori, tranne alcune eccezioni, e riconosceva un ruolo molto importante alle cantine sociali di Quartu e di Monserrato per il miglioramento e la razionalizzazione dei processi di vinificazione. Così scriveva: «Eppure le vigne di Cagliari potrebbero dare dei vini deliziosi [...] L’antico ceppo del Nuragus, in particolare [...] è uno dei migliori bianchi d’Italia; il Moscato, la Malvasia sono dei vini da dessert di primissima qualità»(Le Lannou 1979: 240).
Tra le feste rinomate si cita anche la festa di San Lorenzo (9-11 agosto), con l’apertura della chiesetta campestre sita nella Piana di San Lorenzo in occasione della processione del santo.
Bibliografia
Angius - Casalis cit.
Floris F. cit.
Vincis M., Uno sguardo al passato, Ricerche storiche su. Monserrato. Cagliari: Aldo Trois Editore, 1989.
Le Lannou M., Pastori e contadini di Sardegna. Cagliari: Edizioni della Torre, 1979 (ed. orig. 1941).
Sitografia
Chiesa di Sant’Ambrogio in breve
Storia e ambiente del comune di Monserrato nel portale dei musei della provincia di Cagliari
Le chiese di Monserrato: http://www.prolocomonserrato.it/monumenti
Indirizzi e numeri utili
Sito del Comune: http://www.comune.monserrato.ca.it/
Elenco delle associazioni culturali ospitate nella cittadina
Home page del teatro Akroama
Home page del teatro Cada die
Sito della Pro loco
Laboratorio «Il Tempo e lo Spazio», Via 31 Marzo 1943 - 09042 Monserrato
Museo sardo d’antropologia ed etnologia
Orari e tragitti ARST da e alla cittadina
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