Sestu
Sestu: dal latino Sextum, la sua distanza dall’antica città romana di Calaris (Cagliari); nelle Rationes Decimarum Italiae Sardinia si legge Sextum (XIII secolo d.C.). L’origine del nome, Sextum ab urbe lapide, tradisce la sua importanza in epoca romana.
Lo stemma ben rappresenta le attività tradizionali di questa cittadina del Campidano: d’azzurro, alla colonna di argento con alto basamento, caricato dal numero romano VI, di nero, accollata dalla vite, nodrita a destra, di tre spire, con la parte lignea al naturale, pampinosa di otto di verde, fruttata di tre di porpora, un grappolo d’uva a destra, due a sinistra, la colonna fondata e la vite nodrita nella campagna di verde, caricata dall’aratro all’antica, rivoltato, d’oro, con il vomere di argento.
Sestu dista da Cagliari circa 10 km a nord; appartiene alla regione storica del Campidano di Cagliari; nel 2001 aveva 15.233 abitanti. Il territorio comunale, di forma grosso modo triangolare, si estende per 48,32 km quadrati ed è posto ad un’altezza di 44 m.s.l.m.; confina a nord con San Sperate, Monastir e Serdiana, a est con Settimo San Pietro e Selargius, a sud con Cagliari e a ovest con Assemini.
Il paese è idealmente diviso in due parti dal rio Matzeu o Cannas, che per la maggior parte dell’anno ha una portata limitatissima, ma che può gonfiarsi pericolosamente in caso di piogge invernali. La configurazione del terreno ha determinato, nel passato, la formazione di zone umide ed acquitrinose, di cui oggi rimangono solo i toponimi, essendo state queste zone quasi tutte bonificate e sottoposte a coltura: Stani Saliu, Stani Sadurru o Seurru, Stani de Cicciu Locci, stani de Santu Giorgi, Pauli sa lua, Pauli mannu, Pauli Onniga o Palionni, Is Pauleddus, Piscina sa murta, Mitza su fenu, Mitza Pudexia e via dicendo. Fa eccezione Stani Saliu, situato nei pressi della strada provinciale per Ussana; consiste in un bacino endoreico di limitata ampiezza, a regime temporaneo caratterizzato da acque e suoli ricchi di sali, infatti la flora è costituita da vegetali alofiti.
Occupa una porzione fertile e ricca d’acque della piana campidanese, in passato riccamente sfruttata per l’agricoltura, mentre da qualche anno ha conosciuto un notevole sviluppo edilizio (si pensi solo alla frazione Cortexandra) grazie alla vicinanza con Cagliari, alla presenza della vicina Cittadella Universitaria, del centro commerciale La corte del Sole, sito in località More Corraxe e per la fitta rete di strade che la collega agilmente con i paesi vicini e naturalmente con la città capoluogo della Regione.
Il territorio presenta reperti archeologici che documentano la continuità dell’insediamento dell’uomo fin dal periodo neolitico. Il paese attuale risale però a un insediamento romano sulla strada che da Cagliari conduceva a Turris Lybisonis (attuale Porto Torres). Nel Medioevo apparteneva al giudicato di Cagliari. Nella divisione del 1258 seguita alla conquista del giudicato di Cagliari, fu compreso nei territori amministrati direttamente dal Comune dell’Arno. dopo la conquista aragonese entrò a far parte del Regnum Sardiniae. A partire dal 1366 e fino al 1409 fu di fatto occupato dalle truppe del giudice d’Arborea; solo dopo la battaglia di Sanluri i Bertran Carroz ne tornarono in possesso. Nel corso dei secoli seguenti il paese passò di feudatario in feudatario sino agli Osorio ai quali fu riscattato nel 1838.
Vittorio Angius nel Dizionario ne parla in questi termini:
«Sono applicati all’agricoltura 330, alla pastorizia 60, ai mestieri 25. Tra’ primi sono compresi quelli che esercitano esclusivamente la coltivazione ortense. Aggiungansi alcuni pochi che esercitano il negozio, un flebotomo, talvolta anche un chirurgo, uno o due notai e due preti. Le donne lavorano sulla lana e il lino [...]
Agricoltura. Sono entro le circoscrizioni di S.molti terreni ottimi per i cereali, e che producono abbondevolmente se vengono opportunamente le pioggie. La quantità che annualmente si suol seminare è di starelli 1400 di grano, 400 d’orzo, 500 di fave, 60 di legumi, 10 di meliga, 100 di lino. Oltre le notate quantità di grano e di orzo, seminate da’ coloni del paese, si devono notare le seminagioni, che fanno sullo stesso territorio i coloni de’ vicini paesi di Pirri e Pauli.
L’orticultura ha nel fondo di questo vallone un terreno ottimo, e perché le specie ortensi si possono facilmente vendere in Cagliari, però molti sono applicati alla loro coltivazione. I prodotti sono di ottima qualità. Anche le vigne hanno nello stesso territorio siti di felicissima esposizione in un suolo di natura propizia a quella specie. Si coltivano tutte le varietà di uve bianche e rosse, da vendemmia e mangiabili, che si trovano nelle vigne del restante Campidano, e i vini comuni e gentili, se ne sia curata la manipolazione, sono della stessa bontà de’ vini di Pirri e Quarto. Il vigneto essendo esteso si vendono uve mangiabili e si fa gran quantità di mosto. Una piccola parte di questo si cuoce per la sapa di provvista.
La cultura degli alberi fruttiferi di tutte le specie comuni nel Campidano è anche qui curata con certo studio per il profitto che ritraggono vendendo i frutti pendenti a’ rigattieri di Cagliari, o vendendogli gli stessi proprietari a proporzione che maturano. Pastorizia. Dalla sunnotata estensione del territorio di Sesto si può dedurre che non mancano i pascoli, principalmente per le vacche e le pecore, e che è lecito educarne in gran numero; tuttavolta questo ramo non ottiene quella attenzione che si merita; ed è meno curato che fosse per l’addietro, eccettuata la specie pecorina. Il bestiame rude numera capi vaccini 180, caprini 350, porcini 440, equini 100, pecorini 8000. Ma notisi che in questa ultima somma sono molte greggie, i cui proprietari sono in altri paesi. In molti cortili si hanno de’ majali, che dopo esser ben cresciuti e ingrassati co’ fichi d’India si macellano per i bisogni delle case particolari» (Angius Casalis 1833-56: 1575 e segg.).
Le attività economiche principali sono l’agricoltura, in primis la cerealicoltura, l’orticoltura, la viticoltura e la frutticoltura, l’allevamento del bestiame, soprattutto di bovini, suini e ovini, in misura minore di equini e di pollame. Negli ultimi decenni si sta sviluppando discretamente anche l’attività industriale nei settori alimentare, lattiero-caseario, dell’abbigliamento, della pelletteria, della stampa, della lavorazione del legno e della plastica, della produzione di materiali da costruzione.
La rete di distribuzione commerciale è sviluppata, grazie a numerose aziende che servono la clientela della vicina città di Cagliari e delle cittadine vicine.
Appartiene alla tradizione la lavorazione di cestini in fibre naturali.
Al censimento del 2001 la popolazione contava 14326 abitanti, per un totale di oltre 4400 famiglie. La tendenza complessiva rivelava un deciso aumento della popolazione; le aziende agricole erano 1057; le imprese commerciali 664; esercizi pubblici 53; esercizi all’ingrosso 28; esercizi al dettaglio 199; ambulanti 75.
Il territorio conserva diversi siti che testimoniano la continuità dell’insediamento dell’uomo a partire dal periodo prenuragico. Caratteristica del territorio è la presenza di piccoli villaggi, tra cui quello di San Gemiliano, dell’Eneolitico, non lontano dalla omonima chiesetta campestre; il luogo continuò ad essere abitato sino alla tarda antichità. Altro sito importante è il villaggio di Seurru dove sono stati ritrovati reperti riconducibili alla cultura di Ozieri, sino al primo Medioevo. Altri piccoli villaggi di agricoltori databili all’età romana sono stati individuati in diverse aree, come a Piscina Matzeu, a Pardu e Nuracada
L’impianto urbanistico è cresciuto in questi ultimi decenni e solo nel centro storico si conservano ancora le tipiche case costruite in mattoni di terra cruda con il tipico porticato e naturalmente la corte attraverso cui si accede da un portale. Un esempio caratteristico è Casa Ofelia, sita in Via Parrocchia 88, la casa ospita diverse manifestazioni culturali e di spettacolo da alcuni anni.
La parrocchiale, dedicata a San Giorgio (patrono, si festeggia il 23 aprile), fu eretta nel 1567. L’impianto, che ha conservato i caratteri architettonici originari, è a una navata, arricchita da cappelle laterali e dall’abside quadrata a volta stellare; si affaccia su una piazza caratteristica, all’incrocio di un dedalo di vie.
Nel centro storico troviamo anche la chiesetta di San Salvatore, probabilmente voluta dai Vittorini nel XII secolo, in stile romanico, poi rivisitato, a tre navate, costruita in conci di calcare chiaro, la chiesa di Sant’Antonio, risalente agli anni Trenta del XX secolo e infine la Madonna delle Grazie, di recente costruzione. Inoltre la recente chiesa di Nostra Signora delle Grazie.
Sorge a poca distanza dall’abitato, immerso nella campagna sestese, la chiesetta di San Gemiliano, edificio risalente al XIII secolo a due navate divise da archi su pilastri, tipico esempio dello stile architettonico introdotto in Sardegna dai monaci di San Vittore; nel XVI sec. fu ampliato con un porticato per la sosta dei pellegrini e due corpi aggiunti (sacrestia e accesso alla cripta).
Tra le feste e le tradizioni popolari è molto sentita la festa di San Gemiliano che si svolge la terza domenica di maggio preso l’omonima chiesa. E’ caratterizzata da una solenne processione nel corso della quale la statua del santo viene trasportata su un cocchio dorato trainato da buoi dalla parrocchiale alla chiesa campestre. Subito dopo viene impartita la benedizione ai campi e si dà inizio a un intenso programma di feste con canti e balli tipici e altre manifestazioni. La festa viene ripetuta nella prima domenica di settembre, come ringraziamento per il raccolto ottenuto.
Altre feste sono dedicate a San’Antonio da Padova, il 13 giugno e a San salvatore, il 6 agosto.
Bibliografia
Casalis Angius, cit.
Floris F., cit.
Sitografia
Una interessante ricerca effettuata da docenti e alunni della Scuola media statale “A.Gramsci” di Sestu
Indirizzi e numeri utili
Comune di Sestu
Associazione Turistica Pro Loco Sestu
via Toscana
09028 Sestu (CA)
Telefono/fax 070262142
prolocosestu@tiscali.it
Teatro: Le Compagnie del Cocomero - vico Parrocchia, 11 - Sestu (CA) tel. 070262432. Email: monpis@tiscali.it
Sito ufficiale del paese a cura del portale turistico della RAS
Orari e tragitti ARST da e alla cittadina
Il territorio »» Torna all’indice





