Settimo San Pietro
«Settimo [San Pietro] [...], siede sul piano tra alcuni piccoli rialti, che si levano alla parte di maestro tramontana, a quella di greco e di libeccio in sul confine dell’abitato. In distanza poi di poco di due miglia sorge la catena delle colline doliesi, che si dirama verso ponente libeccio per più di miglia 10, e va a finire nel lago maggiore di Cagliari: in distanza di 5 sorgono i monti di Burcei e di Sette Fratelli. p. 1577. [...] Notaronsi nel censimento del 1846 anime 1263, distribuite in famiglie 300 e case 300 [...] I Settimesi sono gente sobria, tranquilla, religiosa, rispettosa dell’autorità, e dedita al lavoro [...].
Gli uomini che esclusivamente si occupano dell’agricoltura sono 400 circa, quelli che fanno la pastorizia sommano tra grandi e piccoli a 45, quelli che esercitano mestieri a 16.
Il territorio di Settimo è ottimo per i cereali e produce largamente se sia innaffiato opportunamente dalla pioggia. La quantità ordinaria della seminagione è di starelli 1700 di grano, 250 d’orzo, 350 di fave, 30 di legumi, 20 di lino. La fruttificazione mediocre è del 10 pel grano, 15 per l’orzo, 12 per le fave, 10 per i legumi. L’orticoltura è esercitata per guadagnare vendendone i prodotti in Cagliari, che vi portano in grandi canestri adattati al basto de’ giumenti. La vigna è prospera e matura bene i suoi frutti. La vendemmia suol essere abbondante e il vino, se sia manipolato bene, riesce di molta bontà. La cultura degli alberi è così curata, come nei paesi del campidano più prossimi a Cagliari, dove facilmente si spacciano i frutti con notevole lucro. Si hanno molte specie e varietà, ed è considerevole il numero delle piante che forse oltrepassa i 12000 ceppi.
Come si è potuto presumere dal numero delle persone che la professano non è questa un’industria [Pastorizia] molto notevole. Una delle cause di ciò è la scarsezza che vi si patisce di pascolo in certe stagioni. Nel bestiame che tienesi per diversi servigi si numerano approssimativamente buoi 500, cavalli 100, giumenti 280. Si ingrassano nel paese molti majali col frutto dei fichi d’India, del quale sono formate le siepi, e si educa gran quantità di pollame, di cui si fa vendita nella città. Il bestiame rude comprende vacche 350, cavalle 140, capre 1500, pecore 4500, porci 450»(Angius Casalis 1833-56: 1578).
L’origine del nome deriva dal latino. Settimo san Pietro sorse presumibilmente in epoca romana, il suo nome deriva dalla posizione che occupava lungo il percorso di una delle strade romane che da Cagliari conducevano a Porto Torres: septimo ab urbe lapide, ossia presso la settima colonna miliaria. Il termine Settimu si trova anche nel XIII nelle Rationes Decimarum Italiae a proposito della Sardegna; San Pietro è il santo patrono della cittadina, e venne aggiunto successivamente.
Lo stemma rappresenta uno scudo gotico spaccato ondato di blu e d’oro al sole del secondo nel primo e al pozzo del primo nel secondo. La Spiegazione dei colori e delle figure è logica, l’oro rappresenta la terra coperta di messi matute, il blu il cielo, l’ondatura della linea di separazione sono le colline morbide che circondano il paese, in particolare Cuccuru Nuraxi e il sole simbolo di vita, di energia riprende graficamente il disegno dei soli di E. Tavolara.
Al censimento del 2001 la popolazione contava 5906 unità; le famiglie 1724. La tendenza complessiva rivelava un netto aumento della popolazione, le aziende agricole erano 346; imprese commerciali 181; esercizi pubblici 11; esercizi al dettaglio 53.
Sorge su una superficie totale di circa 23 kmq di forma rettangolare irregolare, che confina a nord con Serdiana e Soleminis, a est con Sinnai, a sud con Maracalagonis e a ovest con Selargius e Sestu; é posto in una regione al confine tra le ultime propaggini dei rilievi del Sarrabus e la piana campidanese, tradizionalmente vocata all’agricoltura, ma negli ultimi anni interessata anche dal forte sviluppo del commercio, del terziario in generale e in particolare dell’edilizia.
Il paese comunica per mezzo di una strada secondaria che unisce Cagliari a Sinnai; ci si arriva tramite la statale 554 provenendo da Cagliari, o attraverso un tratto della SS 125, la famosa Orientale sarda se provenienti da nord o ancora attraverso la statale 387 da Dolianova.
L’identità economica di Settimo è legata alla cultura cerealicola e vinicola (malvasia) e nel paese è ancora attivo un mulino in pietra dal quale provengono le ottime farine utilizzate nella preparazione del tradizionale pane locale; il centro attualmente economicamente si regge in parte sull’agricoltura, la viticoltura, le attività legate all’allevamento del bestiame, ma anche sulle attività artigianali, molto attive quelle legate al settore dei dolci e del pane, e sulle attività legate al settore edile e commerciale.
L’Antico Molino di Mariano Mascia di Settimo San Pietro
La parte più antica dell’abitato si sviluppa nelle vicinanze dell’incrocio della viabilità principale, caratterizzandosi per una forma irregolarmente poligonale e la chiesa parrocchiale in posizione centrale. Il centro storico ha mantenuto il suo assetto tradizionale, con case costruite con mattoni di terra cruda affacciate sul porticato contadino, affacciato su una corte alla quale si accede da un portone ad arco di proporzioni spesso imponente.
Casa Dessì ad esempio è un ottimo esempio di recupero e valorizzazione di casa campidanese: situata nella via centrale del paese, ossia via Gramsci, apparteneva alla famiglia Dessì di cui ha conservato il nome. La sua costruzione risale per la parte esterna al 1905/1906, mentre la parte interna è più antica. In seguito all’ acquisizione da parte del Comune, avvenuta nel 1986/87, ha subito diverse ristrutturazioni; presenta tutti gli elementi tipici della “casa a corte” contadina diffusa nel basso Campidano; si compone di un ampio cortile che si apre sulla via con un grande portale e lungo il perimetro del muro di recinzione si dispongono gli ambienti chiusi.
Pani cerimoniali di Settimo
Nel lato destro c’è un lungo porticato archeggiato, “sa lolla”, nel quale si aprono e prendono luce le stanze, dove si svolgeva la vita familiare (cucina, camere). Negli altri lati del muro di recinzione si dispongono gli altri ambienti che erano utilizzati come ricovero per gli animali, o come magazzini per gli attrezzi, o per i prodotti dei campi, quali il grano, il fieno, il vino. Le pareti sono costruite di ladiri e blocchi di pietra arenaria, quest’ ultima in particolare era utilizzata nelle parti più sollecitate e nelle pareti esterne, dove era importante la componente estetica.
Nel cortile, dove è situato anche un pozzo, anticamente erano coltivate piante medicamentose, o alberi da frutta e ortaggi per l’autoconsumo familiare. Attualmente questi spazi sono utilizzati per lo svolgimento di manifestazioni culturali, quali mostre di artigianato e pittura, sagre, rassegne cinematografiche.
Panificatrici di Settimo a casa Dessì
La parrocchiale di San Pietro sorge nel centro abitato, in via parrocchia; consacrata nel 1442 e posta nel punto più alto dell’abitato, offre un bel panorama sul Golfo degli Angeli: essa (il campanile risale al 1627) svela nel portale ad arco acuto l’originaria architettura tardo-gotica.
Tra gli edifici dedicati al culto anche la chiesa campestre di San Giovanni Battista, in località “Apitzu de Pranu” con pianta a tre navate divise da arcate su pilastri e colonne; la quarta navata, ad est, si ritiene costruita in epoca posteriore. La copertura a tetto presenta belle capriate lignee lavorate ad intaglio. La facciata è semplice, piana e con campanile a vela. Pur appartenendo al periodo medievale la chiesa possiede molti elementi, come i capitelli, le colonne e alcune decorazioni che risalgono a 1000 anni prima: per costruire la chiesa i monaci infatti usarono diversi elementi di un’antica villa romana che sorgeva in quell’area.
La pianta della chiesa di forma rettangolare è circondata da un piazzale alberato con olivi secolari detti dei pisani.
L’altra chiesa di rilievo sempre in campagna, a breve distanza dall’abitato, è San Pietro in Vincoli che, edificata nel secolo XIII in forme romaniche, rovinò e venne ricostruita in forme gotiche nel secolo XVI. Nel corso dei secoli successivi la chiesa fu rimaneggiata; ha l’impianto a una navata completata da alcune cappelle laterali costruite nel Seicento; a breve distanza fu aggiunto nel 1627 il campanile a canna quadrata. L’esterno richiama la chiesa di San Giovanni per la semplicità dell’insieme e la mancanza di elementi decorativi importanti; probabilmente fu realizzata da maestranze isolane, il complesso infatti è raffrontabile con la chiesetta di San Giovanni ma anche con le chiese di Santa Barbara di Sassari e di Sant’Antonio di Salvenero a Ploaghe.
L’ insediamento umano nel territorio di Settimo San Pietro risale al Neolitico recente. A quell’ epoca Settimo era un sito di particolare rilievo, ne sono testimonianza le vestigia della cultura di Ozieri, i resti nuragici e le tombe romane. Nel territorio comunale è anche visibile una tomba a domus de janas (loc. Acqua ‘e is dolus), le vestigia di un insediamento punico (loc. San Marco, V sec. a.C.); un tratto di quasi 30 metri di acquedotto romano (Loc. Is Argiddas, II sec. d.C.).
La domu de janas scavata nella roccia ha un impianto planimetrico semplice: è costituita da due ambienti comunicanti e collegati tra loro da un’apertura più piccola, ma simile a quella dell’ingresso principale, la cui altezza non supera i 90 cm. S’ acqua e dolus è oggetto di un’ antica credenza popolare: si narra che qui San Pietro trovò riparo per la notte e che pregò tanto, al punto che l’ impronta delle sue ginocchia è rimasta visibilmente impressa nella roccia. Gli anziani del paese raccontano che ogni anno nella giornata del 29 giugno, partendo da Sa Gruxi Santa (alla fine di via Garibaldi) ci si incamminava lungo una strada di campagna, in zona Santu Perdu, e si giungeva alla domus de janas percorrendo una stradina, che la collega alla chiesetta, a mo’ di pellegrinaggio. Nel pomeriggio il sacerdote celebrava la messa e dava la benedizione: allora l’ acqua della sorgente minerale, che sgorga dentro sa domu era bevibile e ritenuta miracolosa, in grado di guarire tutti i mali, donde il nome.
Il museo Arca del Tempo è situata nel Parco archeologico dei complessi monumentali di Cuccuru Nuraxi e di San Giovanni.
Nell’are sono state ritrovate numerose emergenze archeologiche e suppellettili; il tempio a pozzo di Cuccuru Nuraxi è uno dei monumenti più importanti della civiltà nuragica; il complesso, databile tra la seconda metà del II millennio a.C. e gli inizi del I, comprende i resti di un nuraghe polilobato in relazione con il tempio a pozzo, e un pozzetto votivo. I primi studi sull’area risalgono al 1867 a cura del noto canonico Giovanni Spano. Il pozzo sacro è ricavato in una delle torri del nuraghe ed è composto da un atrio rettangolare lungo circa due metri circa che conduce, tramite alcuni gradini, a un pianerottolo. Da qui una ripida rampa di scale scende fino a metà altezza della tholos, separata dal pavimento di quest’ultima da un salto di oltre un metro e mezzo, che anticamente doveva essere superato con una scala di legno. La tholos ha un diametro di 2,55 metri per un’altezza di 5,75 e presenta una pseudocupola leggermente schiacciata. Sul fondo, al centro, si trova il pozzo vero e proprio, caratterizzato da una ghiera monolitica a cornice piatta sul bordo, del diametro esterno di circa 1 metro, che si apre su una canna cilindrica rivestita in tecnica microlitica, profonda circa 20 metri e tuttora occupata dall’acqua di falda per una profondità di circa 8 metri.
Un altro importante monumento del territorio è costituito dal Parco archeologico di San Giovanni, e sorge nei pressi della chiesa dedicata a San Giovanni e nel luogo di un sito romano, dove è stato riportato alla luce un importante mosaico pavimentale datato tra il V e il VI secolo.
Nel Medioevo Settimo San Pietro apparteneva al giudicato di Cagliari ed era incluso nella curatoria del Campidano. Nella divisione del 1258 seguita alla conquista del giudicato di Cagliari, fu compreso nei territori amministrati direttamente da Pisa.
Subito dopo la conquista aragonese entrò a far parte del Regnum Sardiniae e nel 1325 fu compreso nella baronia di San Michele concessa a Berengario Carroz. Nel corso dei secoli successivi Settimo San Pietro passò dai Bertran Carroz ai Centelles, ai Borgia, ai Català e infine agli Osorio ai quali fu riscattato nel 1838. Dal 1928 al 1947 fu aggregato a Sinnai Di lì inizia la sua storia contemporanea, incluso come gli altri paesi di cui ci occupiamo nella provincia di Cagliari, così come allo stato attuale.
Una festa importante è intitolata a San Giovanni Battista e si svolge presso la chiesetta omonima l’ultima domenica di giugno, sino a non molti decenni fa era organizzata dai giovani che dovevano partire per il servizio militare. La festa ha radici e significati pagani, come altre feste dedicate al santo dell’Isola e la penisola, avrebbe infatti lo scopo di purificare e dunque proteggere la campagna coltivata. Un’altra festa rimarchevole si svolge la prima domenica di settembre in onore di San Pietro, patrono del paese, presso l’omonima chiesa. Si apre con una solenne processione in costume con la statua del santo e nell’arco di tre giorni prevede un ricco programma di manifestazioni folcloristiche, in cui viene indossato il bel costume tradizionale della cittadina.
Le due feste hanno cerimonie simili: la processione dei fedeli accompagna i santi nelle rispettive chiesette campestri, il santo è sistemato su di un antico cocchio di legno trainato da buoi, decorato con fiori e nastri colorati, e percorre le vie del paese tappezzate con “sa ramadura”, petali di fiori e menta. La domenica mattina viene celebrata la messa nella chiesa campestre; al termine della celebrazione vengono distribuiti dolci e vino per gli astanti, di sera avviene il ritorno nella chiesa parrocchiale, con una processione in cui sfilano i tradizionali carri di legno (traccas) trainati da buoi addobbati a festa e i fedeli sovente in costume sardo.
Un’altra manifestazione religiosa è costituita dalla “Festa della Madonna”, i cui festeggiamenti iniziano il 6 di gennaio con la consegna della statuetta di Gesù bambino ad una madrina e due prioresse, che lo tengono per tutto l’ anno. La statua viene riportata in chiesa il 2 di febbraio per i festeggiamenti della Madonna (Candelora, festa cristiana innestata su precedenti feste pagane, di matrice romana).
Bibliografia
Angius V. Casalis G. cit.
Floris F. cit.
Sitografia
Arca del Tempo
Presentazione della cittadina a cura del portale della RAS sul turismo
Settimo San Pietro a cura del progetto europeo Sardegna2000
Schede archeologiche nel sito del Comune
Risorse su Settimo San Pietro nella Digital Library
Indirizzi utili
Comune di Settimo San Pietro, sito ufficiale
Voce su Settimo di Wikipedia
Home page della Parrocchiale della cittadina
Pro Loco Settimo:
via San Salvatore, 57
09040 Settimo San Pietro (CA)
tel. 070767601
Arca del Tempo - Centro di sperimentazione didattica e divulgativa
Parco archeologico di Cuccuru Nuraxi
Via Alagon, 36 – Settimo San Pietro (Ca)
tel. 070781966
info@arcadeltempo.it
Sito ufficiale del paese a cura del portale dell’Assessorato regionale al Turismo
Orari e tragitti ARST da e alla cittadina
Il territorio »» Torna all’indice








